Prendete appunti… anzi no…

Pochi giorni or sono la ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca Valeria Fedeli ha espresso parere favorevole riguardo all’uso degli smartphone in classe. Il vespaio di polemiche ovviamente non ha tardato a sollevarsi, in un assordante ronzio che io voglio evitare. Tuttavia ormai la pulce nell’orecchio mi è stata messa, e dunque non posso che riflettere, discreta ma caparbia, su quanto proposto dalla ministra, e di conseguenza vorrei esprimere la mia opinione se non riguardo all’uso del cellulare in classe, almeno a proposito della combinazione “smartphone + visite guidate“.

A mio parere, comunque, il risultato non cambia, perché l’esperienza mi ha insegnato che lo strumento è comunque più di ostacolo che di aiuto perché, al chiuso come all’aperto, nell’ambito di una lezione frontale esso è comunque strumento di distrazione di gruppo.

Per farla breve: accompagno il mio gruppo di studenti in una visita (centro storico o periferia in questo caso non fa differenza), e all’inizio della passeggiata distribuisco loro un dépliant, da me (o dalle mie colleghe) compilato con fatica e impegno, relativo all’itinerario che stiamo per percorrere: c’è scritto tanto, quasi tutto. Ha inizio la mia spiegazione e subito vedo qualche diligente studente(ssa) prendere affannosamente appunti: ma sta scomoda, si appoggia su una macchina o sulla schiena di un’amica, allora io subito le suggerisco di non inseguire la mia voce con la penna, in una tanto affannosa quanto inutile rincorsa (ha finito di scrivere le prime dieci parole del mio discorso quando io sono già alla decima frase), e le consiglio piuttosto di ascoltare quanto dico e di osservare quanto indico, tanto è tutto scritto sul dépliant che ho appena consegnato. La fanciulla tira un sospiro di sollievo e ripone la penna e il quaderno, e io riprendo a parlare. Ma eccone subito un’altra, o un altro, che invece non demorde. Eccesso di zelo? Inestinguibile sete di sapere? No, piuttosto smartphone addiction (ipotizzo io), poiché infatti gli appunti li prende direttamente sul cellulare… O meglio inizia ad annotare le mie parole sul blocknotes per poi scivolare sulle foto personali, sul video di non so chi, sull’app di non so cosa… Io allora insisto, niente appunti!, cari ragazzi, ci sono io che spiego ed è tutto già scritto sugli opuscoli che vi ho dato.  Ma, ovvio, i contenuti multimediali dei loro telefonini sono incomparabilmente più interessanti delle chiacchiere della guida, e da quel momento in poi già so che faticherò per tenere viva la loro attenzione, ora che hanno aperto chat e social network vari. Intervengono le insegnanti, per fortuna, a limitare i danni. Spegnete i cellulari, e la visita prosegue.

Insomma, alla luce di quanto esperito, che dire? Cellulare sì o cellulare no?! Io mantengo qualche perplessità, che sono disposta a lasciar cadere (per quanto concerne gli itinerari) solo qualora lo smartphone fosse utilizzato dai ragazzi quale strumento di lavoro e di ricerca utile a integrare quanto stiamo vedendo, con foto, video, contenuti sonori, app, mappe e contenuti simili, dunque risorse in stretta relazione con quanto stiamo vedendo e commentando a voce tutti insieme. E tutti insieme appassionatamente, davvero con entusiasmo, perché così sì che si tratta di nuove risorse immediatamente disponibili “sul campo”. Usando dunque lo smartphone per un po’, ma per tornare poi a osservare la città con lo sguardo dritto davanti a sé o rivolto all’insù.

[CM]

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