Suggerimenti per leggere il paesaggio urbano (1): Il corpo come dispositivo di ricerca

Perché leggere il paesaggio urbano? Uno dei problemi che devono affrontare i giovani di oggi è la mancanza di conoscenza diretta del proprio territorio, sia a livello micro che macro. Bombardati da input multimediali – soprattutto visivi e acustici -, bambini e ragazzi (ma non solo) tendono ad allontanarsi progressivamente dal mondo che li circonda e a non sviluppare fondamentali capacità di osservazione, di riconoscimento, di orientamento e di relazione con il loro ambiente. Alcuni semplici esercizi permettono di sensibilizzare bambini e ragazzi all’uso del proprio corpo come dispositivo di conoscenza della realtà e all’utilizzo dei propri sensi come bussola nel mondo.

Come quando si impara a leggere l’alfabeto, anche davanti al paesaggio si deve imparare a riconoscere i segni e a riprodurli in immagini mentali o materiali. Si tratta di un’avventura di decodificazione. In un secondo momento, si impara ad attribuire significati al “testo”, nel nostro caso al paesaggio, e solo allora si inizia a comprenderlo.

E’ implicito che per poter leggere il paesaggio ci si deve spostare. Il camminare diventa lo strumento principale per sfondare gli spazi chiusi, per aprirsi al mondo e tracciare i propri percorsi.

Ecco alcuni suggerimenti da presentare ai più giovani per aiutarli a imparare a leggere il paesaggio che li circonda. Invitiamo insegnanti ed educatori a inviare commenti al fine di integrare e arricchire questa proposta.

1. Il corpo come dispositivo di ricerca

1.1. Usa il tuo corpo come strumento di conoscenza.

Una buona parte dell’informazione sulla città la si può ottenere attraverso la coscienza di ciò che ci dicono i nostri sensi. Tenta un primo approccio sul territorio senza strumenti elettronici o meccanici che ti aiutino (niente smartphone né bussola). Affronta questa sfida con il corpo, lasciando che i tuoi sensi ti parlino.

Tratta ognuno dei tuoi cinque sensi come un dispositivo con il quale misurare e registrare la città. Non usare solo con gli occhi. La realtà è multisensoriale e per essere analizzata in profondità richiede molto più della sola visione. Individua le chiavi non-visive che ci sono nel tuo quartiere e renditi conto di ciò che incontri mentre lo ripercorri. Cerca di percepire i diversi suoni e odori mentre ti sposti. Perché questi suoni e odori differiscono da un posto all’altro? Per esempio, fai caso al ronzio persistente di un lampione acceso, alla vibrazione della metro o degli autobus che passano, al rumore dei camion che raccolgono la spazzatura o delle macchinine che puliscono le strade, ai segnali acustici per attraversare sulle strisce. Che altro noti? Tuffati completamente nella tua città, nelle conversazioni delle persone, negli accenti che usano, nei rumori che ti emozionano o che ti spaventano, nei silenzi e nelle conversazioni che hai con i residenti del quartiere, insomma divertiti nella cacofonia di voci che caratterizza la tua città. Tutto ciò che percepisci è indizio dell’organizzazione economica, ecologica, sociale e culturale della tua città (o di quella che stai visitando).

1.2. Usa le mani.

Tocca: il “tatto” è un senso importante e i materiali della città sono una chiave essenziale di qualsiasi analisi. Sii cauto. Chiediti cosa ti suggeriscono i materiali sulla storia del quartiere. Quali sono i materiali presenti in questa zona? Si tratta di materiali autoctoni? Importati? Da dove provengono? Come sono stati portati fino qua? Hanno bisogno di manutenzione? Chiediti cosa ti racconta l’attuale stato dei materiali. Presta attenzione ai loro segni di degrado e di declino. Sono curati da qualcuno? Sono protetti? Qualcuno li ha danneggiati? Prima appartenevano a un’altra struttura e poi sono stati riutilizzati? Tieni in considerazione i materiali per datare le strutture della città. Usa i materiali per collegare la città con la campagna, l’entroterra o altre città, tracciando possibili flussi tra costruzione ed estrazione. Stila una lista di materiali e prova a raggrupparli per categorie (secondo la loro origine, consistenza, colore, uso ecc.).

1.3. Annusa il paesaggio.

I nostri nasi ci forniscono costantemente informazioni sugli spazi dove ci troviamo però siamo così abituati a sentire certi odori che non ci rendiamo conto della loro presenza. Riuscire a individuare l’odore (puzza o profumo) di un luogo ci rivela molto sulla vita in quel posto (non solo umana).

Fai un respiro profondo: metti a lavorare il naso. Quali sono le zone “odoranti” del tuo quartiere? Fai una lista degli odori del tuo quartiere su due colonne, una con gli odori che ti piacciono l’altra con gli odori che non ti piacciono. Chiediti perché ti piacciono o meno. Da dove provengono questi odori? (panifici, alberi di agrumi, gelsomini, ligustri, tigli, inquinamento delle automobili, cassonetti della spazzatura, spazzatura lasciata per strada). Fai un’altra lista con le fonti dei profumi che ti piacciono e che non ti piacciono. Questi odori cambiano con il passare delle stagioni e di certi eventi o feste? Aggiorna le tue liste in momenti diversi dell’anno.

L’olfatto può essere una chiave verso ciò che è meno evidente: a volte non è importante identificare l’odore in se stesso però è una chiave per capire da dove proviene e perché il tuo naso riesce a individuare proprio quell’odore in quel punto determinato della città o del quartiere.

I profumi possono indicarti la presenza di un giardino invisibile dalla strada oppure annunciarti una pizzeria dietro l’angolo. L’odore di un fast food nelle vicinanze è inconfondibile. Ti piace quest’odore? Cosa senti quando lo percepisci?

I “cattivi odori” – prodotti per esempio da discariche, ciminiere e fogne – offrono indizi sul modo in cui una città sceglie di disporre e distribuire i suoi rifiuti, spesso con significative conseguenze sociali ed ecologiche. Anche l’assenza di “cattivi odori” – anche se difficile da registrare – può essere importante.

Un elemento profondamente legato alle informazioni del nostro naso è il vento. Venti e correnti d’aria portano con sé odori (tra le altre cose) dalle industrie, dalle discariche e dalle attività vicine, così come da cassonetti o eventuali animali morti oppure da perdite di gas. Sarebbe utile conoscere la direzione e il nome dei venti più frequenti. Sai da dove proviene il vento nel tuo quartiere? Chiedi ai tuoi genitori, ai professori, ai compagni, ai vicini. Raccogli quest’informazione e rifletti su come può incidere sulle tue sensazioni. Qual è la strada o l’angolo più ventoso del tuo quartiere? Perché? Riesci ora a immaginare il tuo quartiere come un paesaggio di odori?

1.4. Chiudi gli occhi e ascolta la città.

I suoni e i rumori possono raccontare alle tue orecchie cose che i tuoi occhi non possono vedere. La città è ricca di suoni e rumori contrastanti – traffico, musicisti di strada, uccelli, gente che parla, bambini che giocano, macchine che parcheggiano ecc. Fermati un attimo ad ascoltare. Quando chiudi gli occhi cosa senti? Quanto riesci a rimanere con gli occhi chiusi? Perché? Ci sono persone vicino a te? Camminano? Corrono? Perché stanno in questo posto? Perché qui non c’è nessuno? Cosa fanno le persone a quest’ora in questa zona della città? Controlla che ore sono e pensa cosa fanno di solito le persone a quell’ora. Le zone periferiche possono essere tranquille e silenziose durante gli orari di lavoro mentre i quartieri degli uffici possono essere vuoti dopo gli orari di lavoro. Cosa ti racconta la presenza o assenza di persone in un determinato posto? Senti molte macchine? Camion? Dove stanno andando questi veicoli? C’è un’industria o una grossa strada nelle vicinanze (viali, autostrade, tangenziali)? Senti delle foglie mosse dal vento? Odi il richiamo dei pappagalli, dei gabbiani, delle cornacchie o delle gazze? Ci sono cani che abbaiano? Ci sono bambini o adulti che giocano? Senti qualcuno suonare della musica? Come varia la tua sensibilità verso questi suoni durante una passeggiata o durante la giornata? Che lingue senti parlare nel tuo quartiere? Sai identificarle?

1.4. Assapora la tua città attraverso il cibo che offre.

Una delle caratteristiche che più ci parla dell’identità di un quartiere o di una città è la sua cucina. Attraverso il cibo siamo trasportati nel tempo e nello spazio – le nostre papille gustative vengono stimolate a percepire i sapori degli ingredienti di altre culture, le loro spezie e le loro prelibatezze. Che tipo di ristoranti o locali dove mangiare ci sono nel tuo quartiere? Sapresti dire qual è la differenza tra ristorante, trattoria, bar, tavola calda, pizza al taglio, panineria? Da chi sono gestiti questi locali? Da abitanti del quartiere? Da italiani o stranieri? Che tipo di cibo offrono i locali del tuo quartiere? Fai una lista indicando che tipo di cibo offrono (cucina italiana, cucina regionale, cucina cinese, kebab, cucina giapponese ecc.). Come fai a sapere che tipo di cibo offrono? Segnala nella tua lista se ti piacerebbe mangiare lì. Spiega perché.

Hai sete? Dove potresti bere un bicchiere d’acqua, un succo di frutta, un tè? Nel tuo quartiere ci sono fontane per la distribuzione gratuita d’acqua? Ci sono fonti pubbliche di acqua potabile? Quali? A cosa servono? E l’acqua che bevi da dove arriva? Bevi l’acqua del rubinetto o delle bottiglie di plastica? Sapresti fornire consigli su come evitare lo spreco dell’acqua? Quando ti lavi, hai queste accortezze?

Le città dipendono da migliaia di ettari di zone rurali dove si produce il cibo per gli abitanti che a loro volta producono migliaia di chili di rifiuti. Da dove arriva ciò che mangi? Dove viene scaricato? Al supermercato? All’alimentari? C’è un mercatino rionale nel tuo quartiere? Chi lavora in questi posti? Come viene scaricato ciò che compri per alimentarti?

1.5. Cos’altro puoi percepire in un paesaggio?

Gli odori sono intangibili: puoi fotografare le forme, i colori, la tessitura di un fiore ma non il suo profumo. Puoi registrare un suono ma non puoi registrare un odore. I suoni a volte sono irripetibili. Ci sono cose che percepiamo ma che facciamo fatica a “catturare” e descrivere. Tra le cose più palpabili e allo stesso tempo più difficilmente quantificabili in un paesaggio ci sono le paure. Cosa ti fa pensare che la gente abbia paura? Di cosa può avere paura la gente nel tuo quartiere? Del traffico pesante, dei rumori, dell’inquinamento, dei ladri, degli stranieri, degli zingari, dei barboni, dei cani? Come hanno trasformato il paesaggio i residenti in risposta ai loro timori? Cerca lucchetti sulle porte o serrature particolari, inferriate, cani da guardia, videocitofoni, guardie private davanti ai negozi o ad alcune case. Quali altri oggetti o atteggiamenti ti parlano delle paure? Ci sono segni o tracce di vigilanza organizzata nel quartiere? Sono concentrati in una determinata zona o in un determinato palazzo? Vi sono segni che indicano che le paure sono mitigate a livello istituzionale? Quante macchine della polizia vedi, quanti poliziotti a piedi, quanti soldati ecc. È sempre così o solo in alcuni giorni? Quali sono i luoghi dove le persone potrebbero avere più paura? Di cosa? Ci sono palazzi abbandonati? Palazzi occupati da persone che non avevano una casa propria? E tu? Hai paura nel tuo quartiere? Di cosa hai paura? Cosa ti farebbe sentire più tranquillo?

Tieni traccia del tuo proprio senso della paura mentre ti muovi in un paesaggio o in una zona e pensa quanto può differire rispetto alle paure degli altri.

  • Tratto da: Suggerimenti per leggere il paesaggio urbano
    Versione 0.3. 5 luglio 2018

    A cura dell’Associazione culturale GoTellGo
    Testo di Gabriela Häbich con il contributo di Maria Teresa Natale

 

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