Un’estranea in classe: perché svolgere un laboratorio didattico in aula?

Laboratorio didattico in aula
Laboratorio didattico in aula

La campanella suona e un’estranea entra in aula, armata di un computer e qualche libro. La confusione fra la classe regna sovrana: è il momento della “no man’s land”, nel quale il tempo è sospeso e mente e corpo tentano, con poco successo, di passare da una disciplina a un’altra. Man mano lo sguardo di ogni studente cade su quell’estranea che, non sempre con successo, sta tentando di collegare un cavo al suo computer. L’estranea ci riesce, il proiettore funziona e una presentazione appare sullo schermo e la curiosità di tutti si concentra su un’unica domanda: “E adesso che facciamo?”.

Il laboratorio didattico è un’esperienza formativa straordinaria, inserita nel programma scolastico come strumento di approfondimento di temi che rischierebbero di scivolare via. Generalmente, la scelta di approfondire un tema affidandosi a un esperto esterno è esclusiva del corpo docente, presa singolarmente nel corso dell’anno o collegialmente all’inizio delle attività. Quasi sempre l’approfondimento segue il programma scolastico e, di conseguenza, il docente si attiene agli argomenti di studio da seguire. Scelto il tema, di norma ci si rivolge a quegli esperti che hanno un rapporto consolidato con l’istituzione scolastica, siano essi professionisti che operano individualmente o riuniti in associazioni culturali. In tempi più recenti, sono proprio queste ultime i soggetti ai quali la scuola si rivolge con maggiore frequenza, anzi consolidando questo rapporto con la stipula di protocolli d’intesa, spesso chiedendo di modellare la propria offerta formativa sulle esigenze avvertite dal corpo docente, per favorire un processo più rapido di realizzazione delle attività anche da un punto di vista amministrativo.

Definita la tematica e contattato l’esperto, il laboratorio didattico può seguire due procedure di attuazione: un incontro preparatorio con l’insegnante per definire tempi e modi di svolgimento; oppure si incontrano direttamente gli studenti (un approccio seguito nei casi di programmi già sperimentati). Ma poiché si tratta di laboratori di approfondimento, la tempistica convergente fra programma scolastico e incontro formativo straordinario è un criterio essenziale. L’esperto infatti non è un secondo insegnante sul quale scaricare la responsabilità e la fatica di un “pezzo” di programma da svolgere, bensì un’occasione di approfondimento e di miglioramento delle metodologia di studio e di ricerca. Per questa ragione il ruolo dell’insegnante resta centrale e svolge diverse funzioni:

  • Fornire le nozioni principali nelle lezioni preparatorie;
  • Stimolare gli studenti a porre domande durante l’incontro;
  • Mediare e veicolare i contenuti dell’esperto.

Solo in questo modo l’estranea non sarà tale entrando in aula e la curiosità iniziale seguirà lo stupore di calarsi negli argomenti ordinari e trasformarli in occasioni formative straordinarie, dalle quali trarre almeno tre vantaggi:

  • Nuovi strumenti di analisi e di sintesi;
  • Maggiori elementi di paragone;
  • Diverse prospettive interpretative.

Sono tutti vantaggi dai quali l’insegnante può trarne, a sua volta, i risultati formativi ed educativi che ritiene utili anche per una valutazione finale. Non è, infatti, mansione dell’esperto definire quali attività dovranno essere prodotte dagli studenti – eccettuando il caso nel quale sia stato definito diversamente nell’incontro preliminare con l’insegnante – bensì è compito dell’insegnante stimolare gli studenti a realizzare quelle attività che meglio consentano di cogliere i risultati di questa esperienza formativa straordinaria.

Stefania Ficacci

 

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