Per una storia del turismo scolastico: il Medioevo (parte III)

Rilievo su pietrraQuando la consuetudine diventa prassi consolidata, il riconoscimento giuridico che spesso ne consegue codifica comportamenti e introduce norme, diritti e doveri. Così accade anche per la categoria degli studenti, e così accadde anche per gli studenti medievali: «[…] concediamo per nostra magnanimità a tutti gli scolari che a motivo dello studio si spostano da una località all’altra, e soprattutto ai professori di diritto canonico e civile, questo privilegio, affinché sia essi sia i loro inviati possano recarsi ad abitare in piena sicurezza nelle località nelle quali si praticano gli studi delle lettere. Riteniamo giusto infatti che, esercitando una così lodevole attività, siano protetti dalla nostra approvazione e tutela, che siano preservati da ogni offesa […] dal momento che illuminano il mondo con la loro scienza ed educano i sudditi a vivere in obbedienza a Dio e a noi, suoi ministri». Così nel 1155 recita la Autentica Habita, o Privilegium scholasticum Friderici I, il documento con cui Federico I riconosce giuridicamente la figura dello scolaro che, per ragioni di studio, viaggia per completare la propria formazione.

Il documento mette per iscritto quanto già si era delineato con chiarezza nei fatti, cioè l’importanza sociale e culturale dello scolaro viaggiatore, dei clerici vagantes, cioè degli studenti itineranti (laici e/o religiosi) che, da soli o in gruppo al seguito di un maestro, si recano a studiare presso le scuole più rinomate da poco sorte nei centri cittadini: da Bologna, con l’Alma Mater Studiorum, istituita nel 1088, a Padova (1222), da Roma (La Sapienza nasce nel 1303) fino a Parigi (Sorbona, 1170) o a Oxford (1096). Lo scolaro medievale vive l’albeggiare e il fiorire della civiltà comunale, e i giovani studiosi seguono le lezioni dei più noti maestri, per far carriera alle corti dei principi o dei potenti ecclesiastici.

Inoltre, già nel 1179 il concilio Laterano III proclama il principio della gratuità dell’insegnamento, allo scopo (fra l’altro) di assicurare l’istruzione anche agli studenti poveri. Del resto, il viaggio e il soggiorno non sono privi di difficoltà, economiche, disciplinari, ed ecco dunque intervenire i giusti provvedimenti.

Quale lo scopo della peregrinatio, e del conseguente soggiorno di studio? Non la conoscenza di usi e costumi diversi da quelli di origine, obiettivo tipico di un approccio moderno e che si sarebbe sviluppato qualche secolo dopo, ma piuttosto la lezione dei grandi maestri, da assorbirsi attraverso lo studio delle Arti Liberali, del Trivio – grammatica, dialettica, retorica – e del Quadrivio – aritmetica, geometria, astronomia, musica –, ma anche il diritto, la teologia, la medicina. Il cursus studiorum aveva inizio fra gli 8 e i 10 anni, e proseguiva fino all’età adulta (30-35 anni).

Giunti alla metà del Trecento, lo scolaro è ormai un membro della comunità pienamente riconosciuto, stimato ma anche beffeggiato.

Il protagonista della novella VII della VIII giornata del Decamerone è il giovane scolare Ranieri: «Avvenne che in questi tempi un giovane chiamato Ranieri, nobile uomo della nostra città [Firenze], avendo lungamente studiato a Parigi, non per vender poi la sua scienzia a minuto, come molti fanno, ma per sapere la ragion delle cose e la cagion d’esse, il che ottimamente sta in gentile uomo, tornò da Parigi a Firenze; e quivi, onorato molto sì per la sua nobiltà e sì per la sua scienzia, cittadinescamente viveasi».

In conclusione: “E perciò guardatevi, donne, dal beffare, e gli scolari spezialmente”.

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