Istruzioni per l’uso del viaggio di istruzione: per una storia del turismo scolastico (parte I)

Conservo decisamente un bel ricordo delle mie gite scolastiche: nuove complicità con i compagni di viaggio, i professori meno cattedratici e più disinvolti (quasi “in tenuta da viaggio”), e gli splendidi luoghi, in alcuni dei quali da allora non ho avuto ancora occasione di tornare …

Bei momenti da vivere durante il viaggio, e bei ricordi da sfogliare una volta rientrata a casa. E prima della partenza?! A onor del vero qui il mio ricordo si opacizza: a parte l’entusiasmo condiviso con le amichette del cuore e la scelta di cosa mettere in valigia o meno, non ho ricordo di una puntuale e circostanziata preparazione didattica al viaggio, al di là degli ovvi riferimenti al programma di studio.

Immagino che gli stretti, inesorabili tempi della programmazione scolastica non lasciassero spazio ad anticipazioni dettagliate su ciò che avremmo visto in gita. E meno che mai a un ulteriore approfondimento, credo utile, che qui vorrei definire “storico-motivazionale”, cioè una lezione dedicata alla storia del turismo scolastico.

Ebbene sì, perché se io fossi un insegnante alla vigilia di un viaggio scolastico esordirei così: «Ragazzi, siamo in partenza,  ma prima un paio di domande che fanno al caso nostro: da quando effettivamente si usa fare viaggi di istruzione? Cominciò tutto con il noto Grand Tour, nel XVIII secolo, o forse anche prima? E se sì, quanto tempo prima?, pochi secoli o più? Si tratta di una tradizione solo occidentale o no? E quali erano le mete prescelte? Erano itinerari a carattere “laico” o forse avevano qualcosa in comune con i pellegrinaggi? E si viaggiava da soli o in gruppo? Accompagnati dai maestri o senza? E il viaggio quanto durava, giorni, mesi, o anni? E si portavano bagagli? E se sì, cosa si metteva in valigia? E se invece no, come ci si cambiava, o lavava, o curava? E i libri su cui si studiava seguivano i rispettivi proprietari o no? Si era soliti fare resoconti di viaggio? Possiamo oggi noi leggere diari e testimonianze di queste esperienze, antiche e moderne? E si viaggiava in sicurezza o fra rischi e pericoli di ogni genere? Scrittori, pittori, cineasti, chi ha raccontato questo genere tanto speciale quanto diffuso di “viaggio di formazione”?». Immagino (e auspico) che il dibattito si animerebbe, ed ecco dunque pronti degli spunti di ricerca per gli studenti viaggiatori.

Lascio ora volutamente in sospeso le risposte, affinché la curiosità degli insegnanti possa indurre a valutare positivamente lo svolgimento di una lezione preparatoria ad hoc su tutti questi temi, strettamente connessi l’uno all’altro.

Ai prossimi post  le (non sempre ardue) sentenze.

[CM]

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